RISPOSTA AGLI “ARTICOLI” PUBBLICATI SU CONCOREZZO.ORG | GSD Concorezzese

Premessa. La Concorezzese è una Società Sportiva Dilettantistica a Responsabilità Limitata, regolarmente costituita presso un notaio e registrata in Camera di Commercio, controllata e gestita da un gruppo di soci che detengono le quote societarie, con un Presidente e un Consiglio di Amministrazione, statuto e bilanci regolarmente depositati, iscritta a CONI e FIGC, seguita da uno studio di commercialisti specializzato in società sportive, con obblighi di gestione finanziaria equivalenti a una SRL (contabilità, fatturazione elettronica, transazioni economiche tracciabili, contratti scritti con tutti i collaboratori, ecc.). Quindi, la Concorezzese non è una società del Comune di Concorezzo, non è una società partecipata o pubblica. È una società creata e gestita da persone che hanno messo e mettono nella società passione, tempo, lavoro, impegno e denaro. Il nostro scopo è offrire al territorio una proposta sportiva-formativa di qualità. La Concorezzese è una società senza scopo di lucro: nessun socio/consigliere percepisce alcun compenso e, da statuto, la società non può distribuire utili.

Concorezzese SSD ha sottoscritto con il Comune di Concorezzo una regolare convenzione per la gestione del centro sportivo di via Pio X. Per questa convenzione, Concorezzese SSD corrisponde un regolare canone annuo al Comune e si fa carico di tutti gli oneri di manutenzione ordinaria del centro sportivo: manutenzione delle aree verdi (prati, siepi), manutenzione e pulizia di spogliatoi/uffici/magazzini, arredi di spogliatoi/uffici/magazzini, manutenzione di bagni, docce, sciacquoni, sanitari, pulizia/manutenzione della tribuna… In accordo con il Comune, ci siamo anche fatti carico di gestire la manutenzione dei campi in erba sintetica, per i quali il Comune corrisponde un contributo pari circa al 50% di quanto precedentemente speso per effettuare la stessa manutenzione (con un notevole risparmio per la comunità). Abbiamo anche provveduto a installare a nostre spese (con il contributo di uno sponsor) l’impianto di illuminazione del campo a 7, che nella stagione invernale era praticamente inutilizzabile negli orari di allenamento, in quanto non illuminato.

La Concorezzese è dunque una società indipendente e autofinanziata (con quote di iscrizione, sponsor, contributi volontari, attività e servizi collaterali) che, come tutte le società, ha diritto di gestire la propria attività nel modo che ritiene più adeguato alla propria missione. Sicuramente ci possono essere altri più bravi di noi. Non devono fare altro che quello che abbiamo fatto noi: andare dal notaio, costituire una società sportiva, prendere in gestione un centro sportivo, raccogliere iscritti, organizzare le attività, trovare gli allenatori, suddividere gli spazi in campo e negli spogliatoi fra squadre che si allenano 2 o 3 volte alla settimana e giocano tutti i weekend, iscriversi ai campionati, acquistare tutte le attrezzature, organizzare amichevoli, raduni, centri estivi, camp in montagna, tornei all’estero… Tutto questo per una quindicina di squadre, naturalmente.

Chiarito questo, veniamo ai due “articoli” pubblicati negli scorsi giorni su concorezzo.org, per i quali nessuno ha pensato di interpellarci prima della pubblicazione per sentire le voci di tutti i soggetti interessati. Consentiteci ora di fare alcune puntualizzazioni, senza l’illusione di convincere persone che pretendono di dirci come si gestisce una società sportiva, stando comodamente seduti sul divano e, da quella posizione, vedendo forse lo 0,1% di quello che fa una società sportiva. Le puntualizzazioni sono piuttosto lunghe perché, diversamente da quello che pensano i leoni da tastiera, le cose sono complesse.

La Concorezzese caccia i baby calciatori meno bravi?
“Concorezzo. Sta per esplodere una polemica veemente nel mondo del calcio concorezzese. Una polemica che ha già bussato alle porte dell’Amministrazione comunale costringendo sindaco e assessori a un urgente confronto interno in vista di un prossimo incontro con la GSD Concorezzese.
Nei giorni scorsi i genitori di una dozzina di calciatori classe 2011 (ma lo stesso trattamento potrebbe essere stato riservato ad altre leve) sono stati convocati dai vertici della società biancorossa per una comunicazione che li ha gelati: “Suo figlio non è idoneo a proseguire il percorso con noi”, è la sintesi del messaggio. In pratica i ragazzini non potrebbero continuare a calcare il campo di via Pio XI perché non all’altezza degli obiettivi della società, che allo stesso tempo starebbe facendo scouting nei Comuni brianzoli per alzare il livello della squadra.”

I genitori di 10 ragazzi sono stati convocati per informarli che non si sarebbero potuti iscrivere per la prossima stagione. Questa operazione è necessaria ogni anno per ridurre il gruppo che passa dalla categoria Pulcini alla categoria Esordienti da due squadre a una squadra. Il motivo è semplice: lo spazio del centro sportivo non è infinito e noi possiamo accogliere circa 20-25 bambini per annata, compatibilmente con gli spazi disponibili per allenamenti, partite e spogliatoi. Potremmo prendere anche 40 bambini per annata, abbiamo richieste in abbondanza, e poi buttarli tutti in campo insieme ad allenarsi, farli cambiare in 40 in uno spogliatoio e farli giocare d’inverno al sabato sera alle ore 20. I genitori sarebbero contenti? Purtroppo, bisogna fare delle scelte, nelle quali riteniamo giusto premiare chi nel corso della stagione ha dimostrato più serietà, impegno, educazione, passione, costanza, attitudine. Non cerchiamo campioncini, come dimostrano tutte le attività che organizziamo, il cui scopo è proporre lo sport come modello educativo capace di insegnare la bellezza dello stare insieme, l’importanza del rispetto dei compagni, degli allenatori e delle strutture, la necessità di aprirsi al prossimo e di essere inclusivi, ma anche l’impegno, la fatica, l’organizzazione del tempo, il miglioramento continuo. Questo abbiamo fatto e continuiamo a fare, e crediamo che il boom di iscrizioni dimostri la bontà e la serietà del nostro progetto. Siamo partiti da 130 tesserati circa, oggi fra atleti e tecnici sfioriamo i 400.

“Una comunicazione che li ha gelati”. La riduzione del gruppo squadra viene comunicata ai genitori PRIMA che si iscrivano per la nuova stagione. Inoltre, nel regolamento distribuito all’atto dell’iscrizione è scritto chiaramente che la società si riserva, a fine anno, di confermare o meno un atleta. Questa informazione viene data PRIMA di iscriversi in modo che ognuno possa fare le sue valutazioni e decidere se iscriversi alla Concorezzese o in un’altra società.

“Suo figlio non è idoneo” è in effetti una sintesi, parziale e tendenziosa. Precisiamo che, su 10 genitori, forse 1 o 2 hanno chiesto perché il figlio non fosse stato mantenuto in squadra, gli altri si sono limitati a esporre le loro lamentele in modo più o meno civile. Questi bambini hanno fatto tutti un percorso di 4 o 5 anni, al termine del quali non tutti sono arrivati allo stesso risultato: come avviene in piscina, a tennis, a pallavolo, a pattinaggio. In piscina, tutti partono dalla prima corsia, poi qualcuno passa in seconda e poi in terza, qualcuno rimane in prima. Qualcuno va a fare le gare e qualcuno no. Da noi, dopo 4-5 anni di percorso, qualcuno è cresciuto, ha imparato, si allena con impegno, è sempre presente, ha migliorato le sue capacità, rispetta i compagni e gli allenatori, sa come si sta in una squadra. Altri fanno più fatica, per mille motivi assolutamente leciti e normali in un bambino: hanno problematiche fisico-motorie (corsa, coordinazione), sono disattenti o distratti (magari perché non sono così appassionati di calcio?), non hanno imparato come si partecipa a un allenamento, mentre l’allenatore spiega un esercizio loro improvvisamente si alzano, prendono un pallone e lo calciano lontano, oppure danno una sberla in testa al bambino davanti a loro, o un calcetto a quello di fianco, alcuni sono semplicemente maleducati, rispondono agli allenatori o si azzuffano con i compagni. È chiaro che, al momento di fare una scelta (obbligata per i motivi di cui sopra), tutti questi aspetti vengono presi in considerazione. Questo significa essere “idoneo”.

“La società starebbe facendo scouting nei comuni brianzoli”. La società è cresciuta negli ultimi anni e si sta facendo notare per la sua qualità, per i tornei a cui partecipa, per le iniziative che propone anche in ambito extra-calcistico. Quindi, “fare scouting” è automatico, perché sempre più famiglie, di Concorezzo e non, vengono a chiedere se possono iscrivere i loro figli. Sì, anche di Concorezzo, perché un altro dei nostri meriti è che stiamo riportando a Concorezzo ragazzi delle annate più grandi che, prima del nostro arrivo, erano andati in altre società della zona perché l’offerta della Concorezzese “non era idonea”. Noi valutiamo tutti i fattori di cui sopra e poi decidiamo chi prendere. Non possiamo prendere tutti e, poiché la società è gestita da noi, noi decidiamo chi prendere, quali e quanti palloni comprare, quali attività svolgere, chi sono gli allenatori e quando sono gli allenamenti.

“Alcuni genitori avrebbero intenzione anche di ritirare i figli dai campus estivi. “Se ci avessero comunicato prima questa decisione, sicuramente non li avremmo iscritti”, spiega uno di loro.”

Sfugge il nesso fra l’attività di calcio e un centro estivo multisport, aperto a bambini e bambine dai 4 ai 10 anni, dallo scorso anno anche a bimbi con disabilità o altre difficoltà (quest’anno ne ospiteremo due). Uno dei bimbi non confermati si è iscritto alla settimana di camp in montagna e verrà a vivere una bella esperienza con i suoi amici. Un altro ha deciso (o forse lo hanno deciso i suoi genitori) di ritirare l’iscrizione ed è stato rimborsato. Noi non ci permettiamo di giudicare le scelte di nessuno. Il nostro impegno “sociale” è confermato anche dalle numerose attività extra-calcistiche che organizziamo durante l’anno, in particolare aprendo il centro sportivo ai bambini (tutti, non solo i nostri iscritti) quando le scuole sono chiuse per festività o altri motivi (elezioni, ponti ecc.).

Veniamo al secondo articolo.

Baby calciatori cacciati, il Comune convoca il Gsd
“Concorezzo. Calciatori non all’altezza degli obiettivi della società. Se non si tratta di una vera e propria “cacciata”, la Concorezzese, storica società calcistica del paese, sta invitando molte famiglie a “non iscrivere” i figli alla prossima stagione di allenamenti. Le prime segnalazioni arrivate alla redazione di Concorezzo.org erano relative a ragazzini classe 2011, ma il “metodo” selettivo è stato applicato anche per i 2010 e forse altre annate.”

La “cacciata” riguarda solo l’annata che passa da Pulcini (due squadre) a Esordienti (una squadra), quest’anno i nati nel 2011. L’anno scorso è stato fatto con i 2010 e i genitori hanno accettato e capito (pur a malincuore). Due anni fa con i 2009 era scoppiato un caso analogo a quello odierno. Forse il problema sono anche i genitori?

Il “metodo” selettivo è stato applicato anche per i 2010 e forse altre annate. Un colloquio di fine anno viene fatto con tutti i genitori dei ragazzi che, secondo la società e lo staff di allenatori, mostrano difficoltà o problematiche tecniche, fisiche o comportamentali (un po’ come a scuola, avete presente? Con la differenza che noi non siamo tenuti a farlo). Andando avanti negli anni, il gioco si fa sempre più complicato (numero di giocatori in squadra, dimensioni del campo, tecnica, tattica, schemi ecc.) e l’attività diventa agonistica, pertanto gli allenatori schierano in campo i giocatori più preparati (come a pallavolo, a basket, a nuoto…). PRIMA di iscrivere i figli e pagare la quota annuale, i genitori vengono informati che i loro figli potrebbero trovare meno spazio. Se decidono di confermare l’iscrizione, sanno quali sono le condizioni. Altrimenti, la Società propone 2-3 alternative fra Concorezzo e comuni limitrofi (OMCC, Caponago, Monza ecc.), squadre dove i bambini possono giocare a calcio con più continuità e con un livello di difficoltà adeguato (provate a fare una partitella con la vostra squadretta di amici contro una squadra di Eccellenza, e poi diteci se è divertente). O magari, se riteniamo che, dopo 4-5 anni di percorso, questo sport non sia adatto a loro, consigliamo anche di valutare uno sport alternativo. Questo significa “cacciare i bambini”?

“Quello che denunciano molti genitori è il venir meno dello spirito di formazione e cultura sportiva che dovrebbe venire prima dell’agonismo, pur fatta salva la libertà del Gruppo sportivo di organizzarsi come meglio crede. Il sito internet della Concorezzese parla infatti di coltivare i propri talenti in casa, cosa che contraddice il nuovo corso di lasciare i concorezzesi a casa per andare a fare scouting fuori città: “Il Gruppo Sportivo Dilettantistico Concorezzese venne fondato nel 1951 per volontà di Don Giuseppe Sala ed è arrivato fino a oggi con lo stesso entusiasmo dei suoi primi anni, spinto dalla missione originaria di puntare sui giovani e sui calciatori “coltivati” in casa.”, si legge nella home page dei biancorossi.”

La formazione e cultura sportiva e l’agonismo non sono due concetti contrapposti. Sono uno conseguenza dell’altro. Cultura sportiva è arrivare puntuali agli allenamenti, avvisare per tempo se si è assenti, organizzarsi con lo studio per non saltare l’allenamento, rispettare l’allenatore (e non rispondere “tua sorella” quando si riceve un’indicazione durante l’allenamento), rispettare i compagni (e non dare calci e sberle mentre si gioca), rispettare i materiali, accettare le regole di convivenza di un gruppo. “Agonismo” non è una parolaccia. È impegno, capacità, abnegazione, organizzazione, concentrazione, emozione, delusione, esaltazione… Tutte cose che serviranno nella vita e che è meglio imparare a gestire fin da ragazzi.

“Coltivare i talenti in casa e non lasciare i concorezzesi a casa”. Allora: se un bambino di Agrate viene a iscriversi da noi quando ha quattro anni, cresce, si impegna e resta con noi fino ad arrivare in Prima Squadra, è un “talento coltivato in casa”, oppure non lo è perché abita ad Agrate? Oppure lo è solo se trasloca a Concorezzo? E se uno di Concorezzo decide di andare a giocare a Oreno perché reputa che la Concorezzese non sia idonea, che cosa facciamo? Pubblichiamo un articolo? E se uno si iscrive quando abita a Concorezzo e poi trasloca? Lo mandiamo via? E se uno che gioca ad Agrate trasloca a Concorezzo e viene a iscriversi da noi, noi lo dobbiamo prendere e lasciare a casa un altro che gioca con noi da tre anni ma è rimasto ad abitare ad Agrate? 40 anni fa i bambini andavano a scuola e facevano attività nel loro paese. Adesso non è più così. Le società sportive, come tanti altri servizi, hanno un bacino di utenza più ampio.
In ogni caso, per dare qualche numero, la Concorezzese ha attualmente il 54% degli iscritti (135 su 250) residenti a Concorezzo e 7 giocatori in Prima Squadra residenti a Concorezzo. Quando siamo arrivati noi a rilevare la società in fallimento, non c’erano 135 iscritti IN TOTALE e tanti ragazzi di Concorezzo erano costretti ad andare a giocare altrove perché la proposta della società era inadeguata! Quindi, sì, noi ribadiamo quanto scritto nella home page. Vogliamo crescere “i nostri ragazzi” per portarli fino alla Prima Squadra, anche se, come ci ha detto un giorno un genitore, sono “stranieri di Agrate”.

“E visto l’impegno anche economico profuso dal Comune per sostenere la società sportiva, ora l’Amministrazione comunale vuole vederci chiaro. Da quanto apprende la nostra redazione, lunedì il sindaco Mauro Capitanio, il vicesindaco Micaela Zaninelli e altri assessori incontreranno i vertici del GSD per un confronto.”

Il Comune non dà alcun sostegno economico alla società! La Concorezzese paga un canone annuale al Comune e riceve un contributo di poco inferiore al canone, quindi diciamo che il saldo è zero. Nessuna lamentela da parte nostra, sappiamo quali sono le condizioni, ma il Comune non sostiene in alcun modo la società. Il Comune paga le utenze del centro sportivo (elettricità e acqua), utilizzato congiuntamente da calcio e atletica, fatte salve eventuali eccedenze fissate in convenzione, che sono a carico della sola Concorezzese (e, permettetici, non si capisce perché).

“Un solo appunto non giornalistico. Sappiamo che il nostro articolo ha fatto un po’ di rumore. Da quando esiste questo giornale, dal 2003, ci siamo sempre prodigati per raccontare in positivo partite ed eventi della Concorezzese, che è la “nostra” società. Questo non ci impedisce di dar conto anche dei problemi che possono sorgere, e questa polemica merita una riflessione. Come sempre le porte della nostra redazione sono aperte anche alle spiegazioni della società.”

Troppo comodo gettare fango e suscitare indignazione con due articoli vergognosi e poi dire che si è a disposizione per spiegazioni. Se la Concorezzese è la “vostra” società, bastava una telefonata. Quello che avete fatto voi non è “dar conto anche dei problemi”, non è “merita una riflessione”: è fare il megafono di alcuni genitori che non accettano le regole della comunità di cui fanno parte. E ci chiediamo perché un “organo di informazione”, invece di fare informazione, si faccia portavoce di interessi e posizioni di singoli cittadini. Certo, sparare il titolo “La Concorezzese caccia i bambini” è più facile che farsi raccontare tutto quello che abbiamo scritto in questo pezzo. Troppa fatica e poi… chi la legge tutta questa roba?

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